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Andrea Bart "Sàlvànfòresto".

giovedì 18 marzo 2010

La Nostalgia Che Non Dovrei




La sera di una domenica di fine agosto carico l'automobile e non mi volto indietro.
Si ritorna a casa.

(A casa ?)

"Distacco",
mi dico.

Inutile patire, 
inutile soffermarsi,
inutile sentire la mancanza.

Non mi volto..
come altre altre e spesso ripetute analoghe occasioni passate.

Poi però, passati mesi, ad un tratto mi ritrovo a risentirmi, là,
come quella sera, sul Vezzena.

A risentirmi, a rivivermi. Senza alcuna alienazione.

Allora vedo quella luce, sento quell'aria, quel suo profumo,
quella pace immensa.

Girovagare, respirare,
vivere, senza scopo alcuno, solo vivere.







Falco Pellegrino.


Il Colchicum , annuncia la fine dell'estate...

(Rassomiglia al Crocus, ma questi invece annuncia la primavera..)



Il forte Verle.
Parte del sistema fortificato realizzato dall' Austria Ungheria già prima del primo conflitto mondiale in sua previsione.
Si integrava in tale sistema con altri forti della zona, come il Forte Belvedere sul Monte Rust, nei pressi di Chiesa di Lavarone, il Forte Vezzena, sulla vetta della  omonima cima, del sottostante forte di Tenna e altre fortificazione cosidette minori. Una caratteristica che le univa è che essere erano ubicate in modo tale da formare una catena in contatto visivo.


Ora che... il campo è stato lasciato libero da soldati, cannoni, esplosioni, e i più terribili eventi, il forte giace come un relitto adagiatosi su un fondo di verdi prati e foreste, anzichè di sabbia marina.

La zona del Forte Verle è da pochi anni transennata e quindi chiusa al libero accesso, al contrario di quanto avveniva già durante i primi anni delle mie vacanze qui, ovvero dai primi anni '90, tale misura è stata presa per motivi di sicurezza, in quanto salendo al piano superiore di quello che era la copertura del forte ora in rovina,
risulterebbe facilissimo cadere di sotto, magari in una buca lasciata aperta.
Questo però fa si che alcuni ospiti vi abbiano trovato proprio agio.
La marmotta ritratta sopra posa per me per una decina di minuti e non pare preoccuparsi troppo della mia presenza. Anzi... la dire molto vanitosa.:)


Mi avvio.... il sole.. cade.. il falco vola..


Tramonto sul massiccio della Vigolana.




Oltre il tramonto ormai,
sono già di ritorno, mi fermo un attimo sul belvedere della Kaiserstrasse (ora provinciale di Monterovere) a vedere il "mio" (lo so.. "noi.. non abbiamo nulla, in realtà"..) lago di Caldonzzo.




Luna.... stende la notte.. come una coperta..

Andrea G. 18/03/2010

2 commenti:

Christian ha detto...

che belle foto Andrea... quella del falco pellegrino poi... come hai fatto a beccarlo così? ti sei appostato come un cecchino? E anche quelle con il sole e la luna enormiiii, ma come si fa??

Bart_72 ha detto...

ciao Cris. Grazie del passaggio :))

Bhe, si, in un certo senso, non ero proprio appostato come un vero fotografo naturalista, ma ho visto la zona dove si aggiravano, e ho usato lo zoom 70/300mm , a 300mm, ovviamente, e scatto continuo.
Il sole enorme sempre con lo stesso zoom. Servono focali lunghe per poter avvicinare gli oggetti e appiattire le prospettive. Con ottiche più potenti e magari più ancora nitide il risultato sarebbe ancora più spettacolare ;)